Vedute del
   padiglione espositivo
La statua sarebbe stata realizzata da abili bronzisti operanti ad Alessandria d'Egitto o a Rodi, e sarebbe l'esito della rielaborazione di modelli più antichi e molto celebri quali, ad esempio, l'Afrodite Urania di Fidia (fine V secolo a. C.) e la cosidetta Afrodite del Palatino di Callimaco (anch'essa della fine del V secolo a. C.).
Alcuni dettagli che la caratterizzano – il mantello che ricade all'esterno della gamba flessa e lo spallino della veste scivolato a scoprire la spalla ed il seno destro – inducono a identificarla con l'Afrodite descritta da Apollonio Rodio, autore delle Argonautiche, scritte appunto intorno alla metà del III secolo a. C.
La statua, giunta poi a Roma come bottino di guerra sarebbe stata trasformata in Vittoria con l'aggiunta delle ali e la modifica del braccio destro, non più impegnato a sostenere lo specchio ma a indicare, con un cesello, l'incisione del nome del vincitore sullo scudo, trattenuto dalla mano sinistra ed appoggiato sulla gamba piegata.
Così modificata sarebbe stata poi donata alla città di Brixia forse in occasione del conferimento del titolo onorifico di colonia civica Augusta prima dell’8 a. C. Secondo un'altra ipotesi, anch'essa plausibile, l'imperatore Vespasiano, dopo aver ottenuto il comando dell'impero a seguito di uno scontro militare nel 69 d. C. avvenuto tra Brescia e Cremona, avrebbe fatto dono della Vittoria alla città.
In occasione della mostra del 2003 alla statua sono state tolte le ali, fissate in antico con un sistema che ne permette la rimozione e viene vista per la prima volta nelle sue forme originarie che consentono di coglierne le giuste proporzioni e l’armonia dell’insieme, conferitele dall’artista greco duemila e duecento anni fa circa.
Accanto al bronzo bresciano è inoltre proposto un confronto inedito e sorprendente, non solo per la città ma per l’archeologia in generale; l’Afrodite di Brescia è infatti affiancata, per concessione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alla celebre statua dell’Afrodite Capua, copia in marmo del II secolo d. C. di un originale greco della fine del IV secolo a. C., lasciando trarre al visitatore le conclusioni in merito a questa rilettura della storia del simbolo della città.
Un’occasione unica, dal momento che poi la statua è stata riproposta in Museo come Vittoria, significato con il quale venne destinata a Brixia.
La Vittoria alata, simbolo della città, è stata presentata dal 1 marzo al 2 novembre 2003 come non è mai stata vista. La statua in bronzo, di dimensioni leggermente superiori al vero, rinvenuta nel 1826 presso il capitolium di Brixia e sin da allora ritenuta dalla maggior parte degli studiosi una Vittoria alata opera di bronzisti romani del I secolo d. C., sembra ora da ritenersi di ben diverse origini. Recenti studi, condotti in particolare nell’ambito dell’iconografia e della resa stilistica del bronzo, recuperando isolate ipotesi del XIX secolo ne hanno anticipato la datazione ed hanno attribuito la statua ad un’altra divinità. Numerosi elementi, seguiti con scrupolo indiziario, inducono a ritenerla un’opera greca originale della metà del III secolo a. C., un’Afrodite, la dea della bellezza intenta a rimirarsi in uno specchio, che tratteneva con entrambe le mani.
Vittoria Alata nella
sua forma originaria
di Afrodite metà del
III secolo a. C. 
Afrodite Capua
II secolo d. C.